Mulino Cati


Storia: nato nel XVII secolo, era costituito al piano terra da 4 ruote movimentate da pale orizzontali in legno fatte a forma di cucchiaio. Queste ruote, chiamate “a ritrecine“, precursori delle nostre turbine, attingevano l’acqua dal fiume Limentra, nel cui letto era stata costruita un sorta di diga, “bottaccio” di raccolta, da cui l’acqua veniva fatta scendere attraverso un condotto chiuso in muratura. In questo modo la forza di caduta dell’acqua era moltiplicata, i retricini accelleravano al massimo e l’effetto a turbina garantiva così la macinazione “a raccolta” del grano. Quando il fiume era in piena, un canale di scolo riceveva l’acqua in esubero e la riversava a valle del mulino nel fiume stesso.

Alla fine degli anni ’30 questo sistema “a caduta” fu sostituito da un impianto a “turbina idraulica“, le macine furono spostate al piano superiore e macinavano grano, orzo, avena, granturco e castagne. Dagli anni ’70 fu progressivamente abbandonato.

Particolarità: il mulino era l’unico della zona ad essere un vero e proprio impianto automatizzato di lavorazione del grano, a partire dalla setacciatura del grano e della farina effettuate dal brillatore e dal buratto, due macchine azionate dal complesso sistema di cinghie e pulegge collegato alla turbina. Passaggi:

  • pulizia iniziale dei chicchi inseriti nel brillatore
  • trasferimento nella tramoggia
  • macinatura in farina integrale
  • dal cassone, era trasferita nel buratto per essere separata in crusca, tritello e fior di farina

Tutti i trasferimenti avvenivano tramite canali provvisti internamente di bicchieri e coclee.

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